John Baptist Vianney (Curé d’Ars), Priest (RM)


Il Santo curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney. 

 

Tra  le anime sante che si sono chinate su santa Filomena, il primo posto spetta al santo Curato D’Ars. Fu Paolina Jaricot a parlargli della Santa di Mugnano ed a fargliela conoscere. Fu lei a regalargli la reliquia della Santa.

Non c’è biografia di questo Santo dove non si parli di Santa Filomena. Egli fu in Francia uno dei grandi promotori della devozione della santa di Mugnano. Nella sua chiesa parrocchiale fece collocare una statua di Santa Filomena, e poi volle che ad Ars sorgesse una bella basilica in onore di questa santa. La basilica sullo stile di quella di Fourvière, che domina Lione, fu portata a termine dopo la morte di S. Giovanni Maria Vianney

Il santo Curato attribuiva alla intercessione della Santa di Mugnano tutti i numerosi miracoli ottenuti ad Ars.

 

Il “Miracolo” del curato d’Ars

 

Tra S. Filomena ed il curato d’Ars si creò un rapporto così intimo e quasi cavalleresco, che la figura del curato d’Ars diventa incomprensibile se viene eliminata la sua devozione alla “sua cara piccola Santa”. Già questo rapporto ha qualcosa di miracoloso.

Dividiamo il “Miracolo” di S. Filomena col curato d’Ars in tre settori: a. Le visioni che il curato d’Ars ha avuto di Santa Filomena; b. La guarigione miracolosa del curato per intercessione di S. Filomena; c. la descrizione di alcuni dei numerosi prodigi compiuti in Ars sotto l’invito del curato a rivolgersi a Santa Filomena.

 

Apparizioni al curato D’Ars.

 

Di tutto ciò che era straordinario nella propria vita il Curato voleva che non se  parlasse. Questo suo atteggiamento è descritto molto bene nel Procèes de l’Ordinaire, 1, p. 709 da Jeanne-Marie Chanay, e in special modo da Etiennette Duri‚ che davanti alla commissione di inchiesta raccontò di aver sorpreso il Curato mentre dialogava ad alta voce con la Madonna. Appena il Vianney si rese conto di essere stato scoperto, con tono deciso ammonì la Etiennette: “Se voi ne parlate, voi non metterete mai più piede in questa casa!…2. E con tono più dolce aggiunse: “Con la santa Vergine e con santa Filomena noi ci conosciamo bene”.

Dopo l’apparizione che ebbe il Curato durante la malattia del maggio 1843 il Monnin afferma: “Era opinione generale che  in quel colloquio misterioso si erano dette cose che erano state la consolazione del santo prete fino alla fine della sua vita”.

Che il Curato conoscesse le sembianze della Santa lo si può ricavare anche dalla testimonianza della signorina Sofia Mécusson, la quale durante una confessione avendogli chiesto un’ immagine di Santa Filomena si sentì rispondere: “Ma nella vostra chiesa di Ligny, in quella cappella, c’è una tavola che la rappresenta. Andate e fatevela riprodurre. È la più bella testa della Santa che io conosca”. Il Tochou aggiunse che non gli risultava che il Curato fosse stato a Ligny e che, per quanto ne sapesse, non poteva saper niente dell’esistenza di quella tavola, datata 1836 e che quindi il Curato ne doveva averne avuto conoscenza per vie misteriose.        

 

Guarigione del curato d’Ars.

 

Ecco come ce la descrive il rettore don Gennaro Ippolito, mutuandola dall’opera dell’abate Monnin.

“Erano i primi giorni di maggio 1843. Il venerando Curato senza aiuto soccombeva affranto sotto il peso dell’immenso concorso di gente che a lui veniva per confessarsi. Era solito salire sul pulpito ogni sera del mese di Maria, e rivolgere la parola ai fedeli assembrati. Il terzo giorno si sentì così male a metà del discorso, che gli fu mestieri interromperlo. Tentò di fare una lettura, ma non poté finirla; cominciò la preghiera, e voce e forza gli vennero meno del tutto; discese dal pulpito a fatica, e si mise in letto, e tosto si manifestarono i sintomi i più gravi. A’ 6 maggio scrivevasi che la sua malattia era estremamente grave, e tutta la Parrocchia era in lacrime ed in preghiere. L’ab. Bernard a’ 10 maggio attestò che in ogni parte del villaggio regnava un cupo silenzio, la costernazione era dipinta su tutti i volti. I pellegrini vagavano sulla piazza ed intorno alla chiesa come un armento senza guardiano. Tosto che gli infermieri comparivano, tutti si favevan loro intorno: «Come sta il santo Curato, il nostro buon padre? » dimandavano ansiosi. Ve n’erano due o trecento che non avevano compiute le confessioni presso l’abate Vianney. Alla risposta che non v’era miglioramento alcuno, entravano in chiesa, raddoppiavano le supplicazioni e le lagrime, per fare violenza al Cielo ed impetrare dal Signore, con la intercessione della Vergine e di Santa Filomena, il ristabilimento di una salute sì cara. Il quinto giorno della malattia si era fatto consulto. Si riconobbe nei sintomi precedenti e presenti della malattia l’esistenza di una pleuro-pleumonia alla base del polmone destro, nella parte anteriore e nella posteriore. In faccia delle fatali eventualità che le ordinazioni dei medici e le loro diagnosi facevano presentire, si credette doverglisi affrettare l’amministrazione dei sacramenti. All’indomani di questa grande ed imponente cerimonia il Curato di Fareius celebrava la Messa all’altare di S. Filomena. Nel momento medesimo, l’infermo, cui la febbre non aveva mai lasciato, si addormentò per la prima volta di un sonno tranquillo: da quel punto egli procedette di bene in meglio ad un pieno ristabilimento. Fu generale opinione che S. Filomena gli apparve, e che in quel misterioso colloquio furono dette cose, le quali sino al termine della sua lunga vita formarono la consolazione del santo prete. Ecco su tal proposito la testimonianza del maestro di scuola che giorno e notte si stava al suo capezzale: Il nostro santo Curato vedendosi agli estremi, volle che si celebrasse una Messa ad onore di S. Filomena, alla quale si era consacrato con voto speciale. Si chiamò un prete del vicinato che la dicesse, e quanti erano ad Ars forestieri ed abitanti vi assistettero. Prima che incominciasse il santo sacrificio, il curato mi parve essere in attitudine di uomo impaurito. Mi venne osservata in lui qualche cosa di straordinario, una grande ansietà, un insolito turbamento. Notai tutti i suoi movimenti con raddoppiata attenzione: credetti giunta l’ora fatale, e che egli fosse per dare l’ultimo respiro. Ma tosto che il sacerdote salì all’Altare, si mostrò ad un tratto più tranquillo. Mi parve come un uomo che veda alcun che di gradito e rassicurante. La messa era appena finita, che egli esclamò: – Amico mio, si è operato in me un gran cambiamento… Io sono guarito -. La mia gioia fu grande a quelle parole. Rimasi convinto che egli aveva avuto una visione, poiché lo aveva udito più volte mormorare il nome della sua dolce protettrice, la qual cosa mi portò a credere che S. Filomena gli fosse apparsa, ma non osai interrogarlo.

I giorni seguenti recarono un grande miglioramento al curato, il quale attribuiva la sua guarigione alla intercessione di Santa Filomena. Il venerdì 19 maggio si fece portare alla chiesa. Cadde ginocchioni dinanzi all’Altare, e si inabissò in un sentimento di inesauribile adorazione, di gratitudine e di conformità alla volontà del Signore, che lo chiamava a vivere e a continuare le sue fatiche. Poiché  ebbe adorato Dio, andò a prostrarsi nella Cappella della cara sua Santa, e vi pregò a lungo con fervore e consolazione ammirabile”.

Dei miracoli fatti al Curato dalla Santa va ricordato anche quello avvenuto tre anni prima della sua morte in cui il diavolo gli incendiò il letto e lui consapevole di ciò non si scompose. In quest’incendio il fuoco si fermò dinanzi al reliquiario di Santa Filomena; “… e da quel punto preso alla lettera, aveva segnato dall’alto al basso una linea retta di simmetrica precisione, distruggendo quanto era di qua e risparmiando tutto quanto era al di là della santa reliquia”.



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